scompaio

 sarah  moon
  - montale -
Poco di me ricordo
io che a me sempre ho pensato.
Mi scompaio come l’oggetto
troppo a lungo guardato.
Ritornerò a dire
la mia luminosa scomparsa.



De moi je me souviens peu
moi qui à moi toujours ai pensé.
Je me disparais comme l’objet
trop longuement regardé.
Je reviendrai dire
ma lumineuse disparition



- Magritte- Memory 1948
De mí poco recuerdo 
yo que siempre he pensado en mí.
Me disuelvo como el objeto
demasiado tiempo contemplado.
Y volveré para decirmi 
luminosa desaparición.
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Giunta a quel punto dove la memoria
per troppa luce quasi si scolora....


Y en aquel punto donde la memoria
por la luz excesiva se destiñe un poco 

                                         
                            

arioso azzurro



L'ora che chiama fuori a luce intera,
arioso azzurro, io ti prego, accoglimi!
Che io possa frequentarti senza perdermi
nei giri astrusi del mio cuore labile,
io paria, insieme a te, che sei intoccabile.

essere in vita

codruta cernea
Ostinarsi a far parlare il nulla
a cercare parole che non hanno voglia
frequentare il deserto senza voce
senza respiro, macchie di ruggine
– magari! – senza arnesi perduti
nella sabbia – magari! – un deserto
senza sabbia senza caldo senza freddo
senza scoppi di luce al buio – magari
magari! – mangiare un pezzo di pizza
– magari! – Masticare. Faccio finta. Che meraviglia
essere in vita, ci si può persino lamentare.

notte

Ecco che in notturna si cammina
per una strada sgombra e silenziosa,
pieni di fiducia, abbandonati
a quel largo silenzio che non teme
cambi di scena bruschi, ma trattiene
le singolari ariette che si levano
da altri protesi cuori incamminati.

il mare

Zao Wou Ki - qui
Ora ho capito, tu sei davvero il mare.
Ho preso la rincorsa e mi sono tuffata,
ti ho centrata, ma senza farmi male,
tu non più bruna ma bionda, gli occhi cerulei,
e nuotavo nuotavo sulla tua molto
accogliente superficie.
Tu in piedi poi altamente signorile
pompaduresca con i capelli alti
e costruiti, ossequiente io a tanta signoria,
timida e distante ti guardavo, felice
sapevo che eri mia.





Come in presenza tu, per tua virtù,
del corpo che ti tiene, intera ora appari,
materia compattissima, tuo spazio
tuo presente, tutta presente in questa
superficie, sicurezza della pelle, tu senza
nostalgia, senza passato, rappresa nello spazio
e nel presente, monade stretta che non si lascia
entrare, chiesa severa erta
che si basta in se stessa e non decade,

e io sempre rubata e mescolata
in liquido volatile che espatria,
fiume corrente che non raggiunge il mare,
pensiero sciolto, perduto e mai raccolto,
in sperpero autunnale. 

la sorte

Minerva phlegraea, 1956
  - archivioclerici - fabrizio-clerici

Grave e determinata ogni mattino
dopo le mie notturne rovinose
con cupo zelo ripasso la lezione,
quella della sorte e del destino.
Ma perché non imparo? E’ tutto così chiaro!
M’hanno offerto anche ieri un’occasione.

Ma queste due entità però com’è
che hanno sempre qualcosa da insegnare,
e perché a me? Questa affannosa solerzia
pedagogica, questa smodata dedizione,
a me? Beh, non ci credo, e fosse pure vero,
che mi lascino in pace,
non sono fatta per andare a scuola.
Era che non volevo essere sola.

perfezione

Sylvia Plachy - qui -
In una perfezione di deserto
involontaria com’è la perfezione
dove ogni gesto senza direzione
conduce al rischio della grande luce
involontaria com’è la vera luce,
per pronunziare il vanto del deserto
sono tornata al pomeriggio ingombro
della mia stanza.

l’ernia sacrale

Leonor Fini La Leçon de botanique - qui - qui -
Stava affacciata lì, bamboleggiava
indecisa se andarsene o restare,
sporgendo in fuori pericolosamente
quasi giocasse alla fuoriuscita.
Finché un bel giorno – Fuori di qui,
vattene, ma chi ti vuole! – un calcio
in culo e via, nell’informe.
Come ogni espulso è piena di rancore,
si adopera in tutti i modi alla vendetta,
si insinua, s’appoggia, dà fastidio,
toglie spazio e respiro a ogni vicino.
Ora ha preso di mira un certo nervo
che, in quanto nervo, è molto suscettibile
e ha facili entrature per raggiungere
con aspre querimonie il suo padrone,
il quale sì, l’ascolta, ma infine che può fare
se non ricorrere al solito bastone?
Che però infligge a me i suoi colpi, sul groppone!
Risentimenti, insulti, prepotenze –
Ma io che c’entro con queste beghe interne!

datura

datura
Ma io non voglio andarmene così,
lasciando tutto come ho trovato
in questa scialba geografia che assegna
l’effetto alla sua causa e tutti e due consegna
all’umile solerzia dell’interpretazione.
Un altro è il mio progetto, la mia ambizione
è accogliere la lingua che mi è data
e, oltre il dolore muto, oltre il loquace
suo significato,   giocare alle parole
immaginando, senza un’identità,
una visione. Come di fronte a un fiore
di datura, a quel suo giallo
non propriamente giallo, crema piuttosto,
la stessa crema che ha la pesca bianca,
con brividi di verde trasparente,
ma delicati, piccoli,
il modo di morire al terzo giorno
o meglio, di seccarsi plissettandosi,
pelle di daino, straccetto, guanto,
ala di pipistrello acciaccato, riccioli, rostri,
questa bellezza propriamente sua,
che tutto ciò in se stesso non ci pensi
neppure alla lontana a poter essere
una soltanto di tutte queste cose
che dipenda da me la sua apparenza,
che ne sia io la sola responsabile,
questa è la gioia fiera del mio compito,
qui è il mio valore. Io valgo più del fiore.

ponti

Paul Himmel - qui -
Nascono i bei pensieri sopra i ponti
e sempre ci si ferma sopra i ponti
per contenere quell’atomo di grazia
sospeso in equilibrio
tra gravità di sponde e cieca corsa d’acqua.
Ti darò appuntamento sopra un ponte,
in questa mezza terra di nessuno.

andando

Sylvia Plachy
Andando dritti si va da qualche parte,
andare dritti dunque non conviene.
Nel cerchio circolando generavo
la mia costituzione senza verso,
ero lì ripetuta e ripetente
che mi centellinavo, il tempo
era un profumo sparso che annusavo
svogliatamente.
....

posa in posa

Felice Casorati  - qui - qui -

Lo sguardo che si ferma per orrore
trova che tutto posa in posa
e non si muove.
E poi le architetture.

pensiero lieve, pensiero duro

Prima era facile il pensiero lieve
bocciolo di garofano
che ambiva solo a aprirsi vanitoso,
che se restava chiuso poi appassiva.
Ora questo nuovo pensiero duro
che non s'apre e non decade,
questo cespo spinoso sempreverde
che il gelo non secca, che il sole
non accende, che cresce basso basso
attorto su se stesso sempre uguale
e complicandosi non sale, costretto,
soltanto perché è nato a perdurare.

perché nulla cambi

manuela vallicelli
Così trasporti gli anni
tra falsi amori
perché nulla cambi,
riducendo in pigrizia
ogni terrore: nel punto fermo
senza distorsioni, tra due inaccessibili
passioni, che nulla si avvicini
veramente, che nulla se ne vada.

destino figurato

qui - god's-salon-
Poco fa me ne stavo rannicchiata
dentro un mezzo sonno coscienzioso
quando mi è apparso il mio destino figurato,
non visibile al presente o nel futuro
ma sicura proprietà del mio passato.
Qualcosa che era lí con me al mio inizio
e che mi equipaggiava, come una maglia nuova,
bella compatta, che poi, non si sa quando,
s’è disfatta. Sí, avevo il mio destino
e si è sciupato. Ma a quale duro ferro
mi si è impigliato il filo? Ecco, lo vedo
che se lo tira via mentre io incosciente
senza girarmi mai per liberarlo
per distrazione mia continuo sempre
a muovermi in avanti, avanti non davvero
che ero in un cerchio dove però molto
mi muovevo con la mia maglia ormai
tutta un groviglio. O dio, o dio,
dunque è cosí, piú avanzo e piú mi spoglio!
Avrei dovuto far la balia al mio destino,
tenermelo vicino, buono, al caldo,
ma quel feroce gancio che mi ha strappato
il filo, cosa sarà quel gancio
scostumato per cui ora striscio nuda
dietro al tempo? Ah che stupida idea
questo destino! Rinuncio al suo corredo,
non lo voglio, sarò comunque nuda
quando verrà il momento. Ma come
mi presento, come faccio
con questo assurdo malloppetto sfatto!